MIGRAZIONI, UN PATTO UE CHE NON DÀ SICUREZZA E RIDUCE E NEGA DIRITTI

Domani, 12 giugno, entra in vigore il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Negli ultimi mesi abbiamo purtroppo assistito a una corsa politica per irrigidire e stravolgere un compromesso raggiunto con grande fatica nella scorsa legislatura europea. Un compromesso precario e pericoloso, non a caso accompagnato dalla lucida opposizione di gran parte della società civile italiana ed europea e di politici attenti come Elly Schlein, allora appena eletta segretaria del PD.
Quel patto più che imperfetto aveva almeno una buona intenzione: rafforzare la politica comune dell’asilo basata sulla solidarietà tra gli Stati della UE. Oggi anche questo viene messo da parte. L’introduzione dei concetti di “Paese di origine sicuro” e “Paese terzo sicuro”, insieme all’accelerazione impressa al nuovo regolamento sui rimpatri, stanno spostando il baricentro delle politiche europee: dall’asilo ben regolato ai respingimenti e ai rimpatri più sbrigativi che si può, dalla protezione all’espulsione delle persone, dalla solidarietà tra Stati membri all’esternalizzazione delle frontiere.
La cosa più sconcertante è dover constatare di nuovo che anche forze che si definisco popolari e liberali, in larga parte, sono di tradizione cristiano democratica ed europeista, condividano oramai posizioni che fino a pochi anni fa appartenevano quasi solo alle estreme destre nazionaliste.
Ma la riduzione dei diritti e la cancellazione e dei doveri produce mostruosità non ordine e sicurezza. E ciò che viene negato o sottratto ad alcuni erode la libertà e la dignità di tutti.
Marco Tarquinio, eurodeputato S&D, eletto col PD.

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