I MIEI SÌ A STRASBURGO: DIRITTI, CRIMINI DI GUERRA E DIFESA DEI GIUDICI DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE

Torno a dare conto dei miei voti nelle plenarie del Parlamento Europeo, al termine della sessione che si è tenuta a Strasburgo dal 27 al 30 aprile 2026.
E mi concentro su due votazioni, culmine di un lavoro che mi ha coinvolto nelle Commissioni di cui sono membro. Si tratta di due Risoluzioni.

La prima riguarda la “Relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nella UE nel 2024-2025”, la seconda è intitolata “Garantire responsabilità e giustizia in risposta ai continui attacchi della Russia contro la popolazione civile in Ucraina”.


Sono stato relatore ombra dei Socialisti e Democratici della prima, cioè il negoziatore con la relatrice Strolemberg (Verdi) e coi relatori ombra degli altri gruppi politici. Il testo approvato è dunque frutto anche del mio lavoro e delle mediazioni realizzate all’interno dell’alleanza europeista che S&D ha stretto con i democristiani e conservatori del PPE, i liberali di Renew e i Verdi.

Maggioranza che nell’attuale Parlamento è troppo spesso messa in crisi dalle convergenze del PPE con i tre gruppi di estrema destra sui temi migratori e soprattutto ambientali. Stavolta no. E, come ho sottolineato nel dibattito, abbiamo trovato le parole per dire l’essenziale della nostra civiltà dei diritti e dei doveri. Includendo anche i poveri (all’inizio esclusi).

Un successo del gruppo che ho rappresentato nella costruzione del testo.
Personalmente, mi sono distinto su un punto chiave: considero un valore e un diritto la libertà di scelta di ogni donna – l’ho argomentato più volte – ma non approvo la richiesta di inserire l’aborto (uno degli esiti possibili di quella libertà) nella Carta dei diritti UE.


Ho approvato infine con convinzione, anche se non sono passati emendamenti che ho sostenuto con la Delegazione italiana del PD, la Risoluzione sulla giustizia da garantire per i crimini umani e di guerra commessi nell’Ucraina invasa. E sono orgoglioso che in essa ci sia la richiesta di difendere con lo strumento UE dello “statuto di blocco” la Corte Penale Internazionale dalle sanzioni scagliate contro di essa e suoi magistrati dalla Russia di Putin e dagli USA di Trump.

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