“Finalmente l’Europa si muove, dopo il voto del Parlamento Europeo nella scorsa plenaria e gli impegni assunti dalla presidente von der Leyen nel Discorso sullo Stato dell’Unione. È un passo importante, ma arriva con un ritardo terribile: dopo 700 spietati giorni di guerra.
Sono stato tra i pochi – purtroppo – europarlamentari che, fin dall’inizio del massacro per armi, fame e mancanza di cure dei civili palestinesi, hanno chiesto con forza la sospensione dell’accordo UE-Israele finché non si arriva a un vero cessate il fuoco. Un cessate il fuoco che oggi continua a mancare e di cui pagano il prezzo più alto i palestinesi, soprattutto bambini e donne. Ora sembra che finalmente ci stiamo incamminando in quella direzione: domani vedremo nel dettaglio quali misure saranno adottate dalla Commissione.
Il Qatar, unico mediatore in campo, è stato un partner strategico anche di Hamas, come lo stesso Netanyahu che ha puntato sul movimento estremista per dividere il fronte palestinese e screditarne la rappresentanza politica.
Io resto contrario ai pacchetti di sanzioni che colpiscono interi popoli: servono invece sanzioni mirate, rivolte ai responsabili delle violazioni del diritto internazionale e agli autori di crimini contro l’umanità. Lo abbiamo visto con la Russia: i pacchetti anti-paesi piagano i popoli e la vita economica-sociale (anche i nostri), non piegano i governi e portano a risultati deludenti.
Diamo armi sia alla guerra d’Europa sia a quella di Terra Santa. Con una differenza fondamentale. Nella guerra tra Russia e Ucraina, armiamo la parte aggredita. Continuo a pensare che Europa e Italia avrebbero potuto e dovuto giocare un altro ruolo. Nella guerra israelo-palestinese continuiamo a dare armi a chi aggredisce, l’esercito israeliano agli ordini del governo Netanyahu. Questo è terrificante”



