Il 4 giugno scorso, assieme ad altri 37 eurodeputati di tutti i gruppi europeisti, ho presentato un’interrogazione alla Commissione europea in materia di diritto d’asilo sul concetto di “Paese terzo sicuro”. In questi giorni è arrivata la risposta del commissario per gli Affari interni e la Migrazione Magnus Brunner, che vorrebbe rassicurare, ma delude e preoccupa.
La Commissione sostiene che l’assenza di un legame tra il richiedente asilo e il cosiddetto “Paese terzo sicuro” non è contraria al diritto internazionale né al diritto dell’Unione. Tuttavia, l’UNHCR ribadisce costantemente che un legame significativo è indispensabile per rendere un trasferimento ragionevole e sostenibile. Eliminare questo requisito significa, dunque, aprire la strada a un’interpretazione sempre più riduttiva del diritto d’asilo.
Preoccupa inoltre la scelta di togliere ai ricorsi l’effetto sospensivo automatico del respingimento delle persone: la Commissione afferma che in teoria resta il diritto a chiedere la sospensione, ma è un fatto che nella pratica si è reso il ricorso meno effettivo, soprattutto per le persone vulnerabili che rischiano di essere respinte prima che la loro domanda venga esaminata compiutamente.



