Come la delegazione PD e il gruppo S&D, mi sono dovuto esprimere contro, con due sonori NO.
Peccato, anche perché questo offusca la positiva conclusione dell’iter della Relazione su Cooperazione allo sviluppo e migrazioni, che ho negoziato come relatore ombra S&D e di cui ho dato qui conto martedì scorso.
Il Regolamento rimpatri non interpreta e attua il Patto sulle migrazioni, lo fa deragliare del tutto. Accelerare, con giuste garanzie, le pratiche alle frontiere UE può essere un’operazione buona e giusta: non si devono tenere nel limbo e, peggio, in condizione detentiva persone “colpevoli” solo di aver richiesto protezione e asilo e di essere arrivate a ciò in maniera forzatamente irregolare per le loro condizioni nei Paesi d’origine o transito e/o per la chiusura dei canali legali di migrazione. Si è invece scelto di puntare soprattutto su respingimenti sommari e rapidi, facendo a pezzi princìpi europei come quelli posti a tutela di minori, famiglie e vulnerabili. Un giorno nero, sporcato ancor più, nell’aula di Straburgo, dalla gazzarra e dagli slogan delle destre remigrazioniste.
Ho poi detto NO alla Risoluzione su Cuba. Su quel testo si è costituito un asse popolari-liberali-destre e non si è voluto riconoscere la responsabilità degli USA di Trump nell’aggravare la crisi umanitaria nell’isola. E questo anche se un po’ tutti gli Stati UE risultano schierati sia contro il “bloqueo”, l’embargo statunitense, sia per la piena libertà di ogni persona e componente di quella società. Impossibile acconsentire.
Infine, mi sono ASTENUTO, dopo aver votato sì a una serie di emendamenti migliorativi, tutti respinti, sulla Risoluzione di condanna per sconfinamenti e danni a persone e cose provocati da droni russi in Romania e in altri Paesi UE. Condanna giusta, ma troppi paragrafi scritti in modo inaccettabile.



