Gli aiuti di sviluppo non siano blindature di frontiere

Abbiamo lavorato duramente per mesi, prima in Commissione Sviluppo, poi in sede plenaria, per evitare che gli aiuti allo sviluppo diventassero uno strumento di controllo migratorio.
Oggi, in quanto relatore ombra S&D, posso dire con soddisfazione che la relazione DEVE sulle politiche di sviluppo e i movimenti migratori è una battaglia vinta con visione e tenacia dal gruppo dei Socialisti e Democratici che ho rappresentato nel negoziato assieme al mio ufficio.
Nonostante i ripetuti tentativi delle destre e di una parte del PPE, la condizionalità migratoria e la creazione dei centri di rimpatrio nei paesi terzi – due “linee rosse” S&D fin dall’inizio – non sono nel testo finale.
Nel testo approvato oggi sono invece presenti le priorità che abbiamo difeso con convinzione: la creazione di canali legali, i fondi all’istruzione, i diritti delle donne, la lotta al cambiamento climatico, la difesa dello Stato di diritto, il ruolo fondamentale delle ONG, degli enti locali e delle comunità.
Non è stato affatto un percorso semplice, ma la bussola è rimasta chiara e salda: solidarietà ed equità non possono trasformarsi in ricatto.
Chiaramente, però, questo voto non è un punto di arrivo.
Domani, ad esempio, si vota il regolamento rimpatri e purtroppo assisteremo nuovamente all’accordo tra PPE e destre, a discapito dei valori umani ed europeisti.
C’è poi un’altra importante partita da giocare: nei prossimi mesi si negozierà il Global Europe, lo strumento finanziario per l’azione esterna dell’UE. A quel tavolo, si ripresenteranno le stesse pressioni e ambizioni affrontate e frenate oggi. Ci prepariamo a difendere lo stesso principio-guida e le politiche che ne conseguono: gli aiuti allo sviluppo servono alle persone, non alle frontiere. Cooperazione vera significa solidarietà concreta e sicurezza umana condivisa. Ed è uno dei nomi della Pace. Perciò nessun passo indietro, e mai con la nostra complicità.

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