Pedro Sanchez, primo ministro e leader del Partito socialista spagnolo, ha deciso in una fase cruciale della storia di fare buona politica e di non rassegnarsi alla guerra tra e contro gli esseri umani, tra gli Stati e contro l’ambiente.
Dice sì e sviluppa una politica verde che sta liberando e rinnovando l’energia e la crescita economica della Spagna, in questa fase Paese guida dell’Europa che non imbelletta e droga i conti che non tornano, non s’impantana nella stagnazione e non precipita nella recessione.
Dice sì alla valorizzazione delle persone, ricchezza fondamentale di ogni società, che coniuga impulso e tutela del lavoro degno con la regolare inclusione – a tutti i livelli e in tutte le dimensioni del sistema paese – dei cittadini e delle cittadine immigrati accanto agli spagnoli per nascita e tradizione.
Dice no alla “complicità” della Spagna nella guerra in Iran condotta da Israele e Stati Uniti d’America e, dunque, rifiuta qualsiasi uso a fine bellico delle basi militari USA in terra spagnola.
Grazie, e tutto il possibile sostegno a Pedro Sanchez.
La sua è l’articolazione chiara, concreta ed efficace di quella che chiamo “politica di pace”.
Credo che questo sia l’asse su cui deve svilupparsi la proposta di un’azione di progresso per l’Italia e per l’Europa.
NO ALLA GUERRA
LA PACE È MEGLIO Rilancio anche volentieri la petizione pro-Sanchez del collega europarlamentare sloveno S&D Matjaz Nemec.



